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A tutte le mie lettrici

Carissime,
dopo un lungo periodo in cui sono stata presente a singhiozzo, sono tornata per restare.
Ho finalmente sistemato la mia situazione lavorativa, e adesso posso dedicarmi a ciò che più mi piace: leggere e parlare con voi di ciò che leggo!
Desidero tanto ringraziarvi per la vostra infinita pazienza e per gli incoraggiamenti che a suo tempo mi avete scritto. Mi sono proprio serviti e mi hanno rincuorata.

Adesso non mi resta che augurarvi buone vacanze e, soprattutto, buone letture di agosto!!!

Chick Lit: e se fosse Ironic Lit?

Oggi parliamo del genere letterario chiamato Chick Lit o, per esteso, Chick Literature.
Chick in slang americano significa “ragazza” nell’accezione di “pollastrella”, e deriva appunto da chicken, cioè “pollo”. Dunque, Chick Lit è traducibile come “letteratura per pollastrelle”.
Pur leggendo da secoli romanzi rosa, ammetto che questa terminologia mi era completamente ignota fino a poco tempo fa. Una sera stavo cercando notizie sulle pubblicazioni della Kinsella e ho visto il suo nome associato a tale espressione. Nel medesimo gruppo ho scoperto che rientrano, quali esempi paradigmatici, Helen Fielding (Il diario di Bridget Jones), Candance Bushnell (Sex and the City), Lauren Weisberger (Il diavolo veste Prada).

Il termine sarebbe stato coniato per la prima volta da Cris Mazza e Jeffrey DeShell come titolo per una loro antologia di racconti edita nel ’95 (Chick Lit: Postfeminist Fiction). Successivamente l’espressione sarebbe stata utilizzata per riferirsi in generale ai libri scritti da donne per donne.
A quanto pare, perché un libro rientri nella Chick Lit, è sufficiente che sia stato scritto da una donna e che abbia per protagonista un trentenne alle prese con i problemi della vita quotidiana, in particolar modo la carriera, i rapporti con l’altro sesso e l’amicizia.
I requisiti sono talmente a maglie larghe che per alcuni persino i libri di Jane Austen potrebbero essere considerati Chick Lit ante litteram…

La domanda è: chi sono le “pollastrelle”? Le lettrici? Le autrici? O magari le protagoniste dei libri? Oppure tutte quante?
Veniamo al dunque.
Io aborro l’espressione Chick Lit, nella quale avverto una forma di dileggio supponente e un deciso sminuimento dell’importanza di un intero genere letterario, non senza sfumature antifemministe.
La maggior parte di chi scrive romanzi rosa è costituita da donne e così anche chi li legge: quale donna può aver mai pensato di rivolgersi a se stessa o alle altre con la parola”pollastrella”? Avete mai chiamato le vostre amiche, madri, figlie rivolgendovi a loro con un: “Ehi, pollastrella, come stai oggi?”.
Ecco spiegato il motivo per cui Chick Lit è una classificazione da cestinare: è una terminologia che si riferisce a libri scritti da donne per donne, ma di sicuro nessuna donna lo userebbe mai per rivolgersi ad un’altra.

Se è davvero così pressante l’esigenza di trovare un nome per i romanzi rosa della Kinsella, della Fielding e simili, io propongo Ironic Lit. Dopotutto, le protagoniste sono donne che ci mostrano, pur in modi differenti, che ogni tanto vale la pena di ridere di se stessi, di non prendersi troppo sul serio.

Sommo rammarico

Alle gentili compagne di lettura che frequentano il mio blog, annuncio con estremo rammarico che devo interrompere per circa due mesi le attività del sito.
Per fortuna o purtroppo, a seconda dei punti di vista, è uscito proprio in questo periodo un concorso pubblico a cui sono interessata, quindi passerò ogni minuto che posso a studiare.
Mi dispiace di interrompere per un po’ le mie amate letture e di non conversare con chi mi segue di solito, ma sappiate che, ovviamente, non è un’interruzione eterna!
Grazie per la comprensione e a prestissimo!!!

Quando la sventura imperversa

Copertina del libro "Ti amo per caso" di Brittainy C. CherryIo non ho mai scritto un libro, ma non credo che sia facile far confluire in un tutto armonico e avvincente sintassi fluida, grammatica corretta e fantasia piacevole.
Proprio per rendere onore al lavoro di ogni autore, anche se nel prologo di un romanzo trovo qualcosa che non mi convince o, persino, non mi piace, proseguo comunque con la lettura almeno per qualche altro capitolo, giusto per vedere se si tratta di un’incompatibilità vera tra me e il libro o se è un’idiosincrasia confinata alle prime pagine.

Un’eccezione clamorosa alla mia filosofia di lettura è rappresentata da Ti amo per caso di Brittainy C. Cherry (ecco l’e-book).
Quest’autrice, per creare le premesse emotive sulle quali edificare la storia d’amore, ha scelto di fare una strage.
Nel prologo ha fatto morire la moglie e il figlioletto del protagonista (Tristan), mentre nel primo capitolo ha annunciato che la protagonista (Elizabeth) non solo è orfana di padre, ma è anche vedova.
E, quando è giunto il momento di ideare un modo per far incontrare Tristan ed Elizabeth, su cui la mala sorte si è già accanita, la Cherry decide di sacrificare per l’occasione un’altra vittima innocente: il cane del protagonista.
Quello è il punto in cui ho interrotto la lettura, perché quando è troppo è troppo.

È ragionevole, da parte di un autore, pensare che se i personaggi principali del romanzo hanno perso qualcuno, allora il lettore proverà per loro un’innata simpatia, ma la Cherry ha decisamente calcato la mano nel cercare di rendere benvoluti i suoi protagonisti: un lutto suscita compassione, quattro sono indice di una certa mancanza di fantasia. Il sacrificio dell’animale, poi, sfiora il farsesco.

Non dubito che la storia d’amore prosegua grandiosa e coinvolgente, ma non lo saprò mai con certezza, perché il mio senso di empatia è degenerato in una risata incredula e sono passata a leggere qualcos’altro.

A voi è mai capitato di interrompere la lettura di un libro quasi all’inizio? Mi piacerebbe proprio sapere se ci sono altre “lettrici interrotte” come me e quali sono i libri in questione.